Il Ministro Fornero è alle prese con la difficile riforma del lavoro. Una riforma che vorrebbe dare agli imprenditori lo stimolo (e le certezze) per tornare ad investire con profitto nel Paese Italia. E allo stesso tempo dovrebbe tagliare ancora ai lavoratori una parte di benefici. Perché è evidente che la fuga di lavoro dal nostro Paese è dovuta a una sola ragione, al fatto che i lavoratori italiani costano troppo, rispetto a quelli dei paesi emergenti e alla circostanza che in Italia (e in Europa) abbiamo ancora regole sulla sicurezza che richiedono spese, attenzioni, manutenzioni che gli imprenditori non gradiscono.
Non crediamo di poter dire che la Fornero è idealista. La sua esperienza di vita è troppo vasta per averle celato la realtà dell'attuale situazione del lavoro in Italia. Cerchiamo però di capire. E per farlo prendiamo per esempio i 180 stabilimenti che Fiat ha nel mondo, distribuiti in 30 Paesi. Fiat costruisce evidentemente un'automobile che metterà sul mercato a 16000 Euro con una spesa totale di 5 / 6000. Non di più. Perché poi ci sono da considerare le auto invendute che restano per anni sui piazzali in attesa di vendita. Come farebbe Fiat a costruire veicoli in Italia dove un'ora di lavoro di un operaio specializzato costa in tutto oltre 26 Euro? Non potrebbe. E' evidente. Fiat può costruire le sue auto e avere possibilità concrete di venderle solo se il costo orario di un operaio specializzato non supera in tutto i 12 / 15 Euro orari. Questa è una realtà che non possiamo nasconderci. per tornare a casa, Fiat dovrebbe avere la possibilità di fare contratti con gli italiani così come li fa con i polacchi, con gli ungheresi, con i brasiliani, con gli indiani. Alla stessa identica maniera. Ma non è possibile.
E allora? Che vengano altre aziende, altre industrie in Italia è difficile, visto appunto quanto sono attratte da altri Paesi. Cosa bisogna fare dunque per costruire un'alternativa all'industria, un'alternativa alla tecnologia, per dare lavoro alla nostra gente.
Ora siamo 56 milioni o giù di lì nel nostro Paese. Di questi 56 milioni, 32 milioni all'incirca lavorano o dovrebbero lavorare. Come fare ad impiegarli tutti facendo per il momento a meno di molte industrie? Esistono i porti, il settore dei servizi. Esiste l'agricoltura, il turismo, la pastorizia. esiste la ricerca dove siamo bravi ed esportiamo cervelli all'estero. Esiste la pesca, la caccia. Ogni risorsa va esplorata con la massima serietà. Per tirare fuori posti di lavoro. Anche considerando che il sistema pubblico ha espulso un mucchio di lavoratori lasciandoli a casa o riconfermandoli precari.
E tenendo ben presente che ogni posto di lavoro creato (perché ora bisogna creare i posti di lavoro tolti prima dal mercato) rappresenta vita, dignità per la persona che lavora, benessere che si estende all'intorno. Insomma una serie di cose positive.
Noi pensiamo che sull'industria è inutile insistere. Anche se in passato ha rappresentato la maggior parte dei nostri introiti oggi non si può più insistere. C'è una competizione globale feroce. Restano alcune eccellenze ma sono poche. Ma perbacco eravamo un Paese di marinai e di agricoltori, prima di diventare un Paese industriale. Perché dunque non fare un passo indietro? basterebbe ad esempio una legge che imponesse alle navi battenti bandiera italiana di assumere solo italiani e una parte dei nostri disoccupati sarebbe già impiegata e bene, con guadagni accettabili. D'altra parte abbiamo avuto l'esempio della Costa Concordia. Non è che i marinai, per la maggior parte stranieri, hanno brillato in efficienza durante le operazioni di salvataggio. O no?
Andiamo poi alle grandi estensioni di territorio incolto che hanno alcune regioni. Come ad esempio l'Umbria e la Calabria. Perché non creare grosse riserve naturali in quelle regioni e contemporaneamente autorizzare l'apertura all'intorno di dette riserve di aziende faunistico venatorie gestite con conoscenza degli animali e delle tecniche di conservazione del territorio? Il flusso di cacciatori che oggi va in Polonia, Bulgaria, Spagna, Argentina, potrebbe venire in parte deviato in Italia se ci organizzassimo bene in tal senso. E con la caccia arriverebbe inevitabilmente un valore aggiunto di turismo. Una caccia sensata, intendiamoci. Non certo indiscriminata. Ma mirata all'abbattimento di quelle specie che ora sono bene radicate in quei territori e che, con l'aumento dei parchi, troverebbero ancor più protezione e luoghi ideali per riprodursi.
Il mondo sta cambiando. Stiamo uscendo dalla logica dell'era industriale, almeno in Italia ma anche in Europa. Dobbiamo affrontare altre logiche. Lasciare l'industria ad altri paesi e noi facciamo altre cose. Ha ragione Monti quando prevede che i giovani dovranno abbandonare l'idea del posto fisso ed essere pronti a muoversi chissàdove.
Però le nostre risorse dobbiamo sfruttarle, almeno quelle. Altrimenti c'è il rischio di non risollevarsi più.
Ligure






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ALIMENTAZIONE SREGOLATA, AL NORD QUELLI PIÙ 'IN LINEA'.
(DIRE - Notiziario Minori) Roma - L'Italia non e' un 'Paese per bambini', che sono pochi e anche tendenzialmente obesi. Nonostante questo, comunque, sono in condizioni di salute complessivament e buone grazie ad una 'rete di protezione familiare che e' una tipica tradizione 'made in Italy'. È questo il quadro, non del tutto roseo, che emerge dal primo 'Libro bianco 2011. La salute dei bambini', un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione pediatrica italiana fino a 18 anni di eta', e della qualita' dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane ricevuta da questa importante fetta di popolazione, che rappresenta il futuro del Belpaese. Pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l'Universita' Cattolica di Roma, in collaborazione con la Societa' italiana di pediatria (Sip), presieduta dal professor Alberto Ugazio, e coordinato dal professor Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facolta' di Medicina e Chirurgia, il Libro Bianco e' presentato oggi all'Universita' Cattolica. 'Il Libro bianco mette in evidenza non pochi elementi di criticita'- afferma Ugazio- la contrazione della spesa sociale per la maternita' e la famiglia, sia a livello nazionale che locale, e' forse uno dei piu' preoccupanti insieme a
Tale valore, anche se in lieve aumento rispetto agli anni precedenti (+0,1 punti percentuali rispetto al 2000), risulta, comunque, inferiore al livello di sostituzione (circa 2,1 figli per donna) che garantirebbe il ricambio generazionale. Questa ripresa, imputabile sia alla crescita dei livelli di fecondita' delle over-30 che all'apporto delle donne straniere, richiede un'attenzione specifica da parte dei servizi sanitari che devono adeguarsi alle esigenze della domanda con reparti, ad esempio, dedicati alla diagnosi perinatale e con personale in grado di poter dialogare efficacemente con l'utenza straniera. Il valore piu' alto si registra nella PA di Bolzano, nella PA di Trento e in Valle d'Aosta (pari merito 1,6 figli per donna) e, in generale, nelle regioni del Centro-Nord, mentre il valore minimo si riscontra in Sardegna (1,1 figli per donna). Dal Libro Bianco emerge chiaramente l'incremento delle nascite da cittadini stranieri, sia con uno che con entrambi i genitori stranieri, soprattutto a partire dall'anno 2003.
Segue la comunita' albanese con il 12,6%.
Al Nord i bambini con una linea migliore.
-0,9%; obesita' -3,5%) rispetto a quelli osservati nel 2008, ma confermano livelli preoccupanti di eccesso ponderale. I bambini piu' in linea sono quelli del Nord, quelli con piu' problemi di bilancia vivono nel Centro-Sud. Le regioni che presentano, nel 2010 i valori maggiori sono per il sovrappeso l'Abruzzo (28,3%) seguito dalla Campania (27,9%) e a pari merito da Molise e Basilicata (26,5%), mentre per l'obesita' le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sono la Campania (20,5%), la Calabria (15,4%) e il Molise (14,8%). Nelle Province Autonome, invece, si registrano i valori minori (sovrappeso PA di Bolzano 11,4%; obesita' PA di Trento 3,5%).
Dal confronto dei dati 2008-2010 si evidenzia nelle regioni Centro-settentrionali (a eccezione del Veneto che presenta una tendenza opposta dovuta alla notevole riduzione del numero di soggetti obesi che determina l'aumento dei soggetti in sovrappeso) una riduzione dei tassi di sovrappeso che oscilla tra il -17,9% del Friuli Venezia Giulia e il -1,5% del Piemonte. Gli incrementi, invece, riguardano il Meridione, tranne la Sicilia dove il trend e' in diminuzione (-4,1%). La regione in cui si e' registrato l'aumento piu' consistente e' la Sardegna (+11,2%).
'Oggi, purtroppo a tavola comanda il bambino- spiega Ugazio- non c'e' dubbio che oggi i genitori non sono piu' in grado di indicare ai figli le cose giuste e sbagliate a tavola, o non hanno tempo o non sono preparati per farlo". Cosi' i bambini prendono spazio e si comportano come piccoli tiranni: "una delle abitudini che il pediatra nota di piu' oggi - racconta il Presidente SIP Ugazio - e' che i genitori chiedono al bambino anche molto piccolo cosa vuol mangiare, ma il bambino non ha gli strumenti per decidere per il proprio bene". C'e' un insieme di fattori sociologici e psicologici familiari che convergono verso questo. I cambiamenti della struttura familiare hanno fatto moltissimo. Questi, continua il pediatra, sono tutti elementi che favoriscono una alimentazione sregolata. A cio' si aggiungono i ritmi sempre piu' frenetici che impediscono alla famiglia, anche quando e' unita, di vivere insieme il momento dei pasti.
"Il mangiar male (con la conseguente 'piaga' dell'obesita')- continua Ugazio- e' un fenomeno che riguarda tutti i paesi industrializzat i e che colpisce di piu' le fasce piu' deboli e socialmente piu' svantaggiate, non e' un caso che, come emerge dal Libro Bianco, in Italia il gradiente di obesita' sia crescente da Nord a Sud. Le cause di questa epidemia di obesita' sono evidenti - sottolinea il pediatra - e legate a un'alimentazione ipercalorica e al fatto che i bimbi si muovono molto meno che in un passato. Noi andavamo a scuola a piedi o in bicicletta, oggi e' impossibile o pericoloso nelle grosse citta', mentre nei piccoli centri dove pure si potrebbe e' ormai invalsa la cattiva abitudine (anche perche' i genitori sono iperprotettivi) di accompagnare ovunque i figli in macchina".
(Gas/ Dire)
Ligure
Auguri.
Ligure
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