Cina. Terra di cultura, di rivoluzioni. Cina con il Pil a due cifre che "si mangia" il mondo, che vuole comprare tutto, anche i debiti dei paesi per poi imperare su di essi con il neositema economico che non tira bombe ma mette i più deboli al tappeto a colpi di economia.
Cina. Che detta i tempi della globalizzazione e le sue regole essendo attualmente la prima economia mondiale (e non sappiamo se e soprattutto come) fors'anche la prima potenza militare.
Cina. Che vive la sua crescita non solo a livello materiale ma anche sotto il profilo spirituale. Con una domanda di religiosità, mai osservata prima, vissuta nella spontaneità della ricerca individuale, non forzata e neppure indotta come "moda". Con un ritorno ai meccanismi della ritualità religiosa indispensabili per ritrovare la pace dopo una frenetica giornata di lavoro, dove il padrone è il profitto. Con un lavoro che ha meccanismi precisi di produzione, dove tutti hanno un ruolo determinato, diligente, rigoroso, quasi ossessivo.
La gente cinese e la sua ricerca del successo economico a tutti i costi, non può dunque fare a meno di questa forte domanda di religione che riguarda principalmente quella buddista ma anche altri credo.
Soprattutto i giovani si sono accorti che senza un rifugio spirituale non si va da nessuna parte. Rifugio spirituale che è arricchito dalla coreografia dell'espressione rituale, che non poteva e non può mancare in un Paese (come del resto in tutto il mondo occidentale e occidentalizzante) che ha fatto dell'immagine il suo veicolo primo di comunicazione.
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